Bartolomeo de las Casas
marzo 4th, 2012a cura della classe 3 AO (2011-2012)
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a cura della classe 3 AO (2011-2012)
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da Oswald Ebner, La guerra sulla Croda Rossa, Mursia 1983
legge Pietro Gavagnin
(Durante la Grande Guerra, sulle montagne) Ai primi di settembre, fra le nuove posizioni occupate dagli italiani in Alta Val Fiscalina c’era un torrione roccioso dalla strana forma di teschio, che gli austriaci avevano denominato “Totenkopf” che vuol dire Testa di Morto.
Si trattava di un caposaldo avanzato dal quale era possibile dominare alcuni trinceramenti austriaci, che da quel momento non ebbero più requie per i continui tiri di fucileria cui venivano sottoposti.
Gli italiani facevano il tiro a segno su tutte le teste che apparivano fuori dai ripari, causando notevoli perdite.
A cura di Pietro Gavagnin
Relaziona Giulia
Lo stratagemma adottato da Bismarck con il Telegramma di Ems. Bismarck seppe manipolare il dispaccio che riportava i fatti dell’incontro tra Guglielmo I di Hohenzollern e un ambasciatore francese, in modo da far apparire Guglielmo irriguardoso nei confronti dell’ambasciatore francese e suscitare l’irritazione di Napoleone III. Il progetto bismarchiano andò a buon fine riuscendo nell’intento di scuscitare la reazione francese che culminò nella dichiarazione di guerra alla Prussia. Ma le cose furono un po’ più complicate…
a cura di Pietro Gavagnin
relaziona Sara
a cura Pietro Gavagnin
relazione di Chiara e Maria Chiara
L’eresia é un termine che fu usato per la prima volta dagli scrittori ellenistici a indicare una fazione religiosa, senza alcuna connotazione negativa. Successivamente, però, questo vocabolo fu adottato dalla Chiesa Cattolica per designare tutti quei movimenti in netto contrasto con i dogmi e i principi da essa diffusi. Questi gruppi di fedeli nacquero spesso come dei risvegli spirituali profondi, come una reazione all’eccessiva ricchezza, ai lussi, all’allontanamento dalle Scritture e al coinvolgimento politico della Chiesa di Roma che all’epoca rivendicava la supremazia su re e nazioni attraverso il “Principio teocratico”.
di Pietro Gavagnin
Che cos’è l’Intelletto e cos’è la Ragione in Kant? Non sono due “Organi” diversi….. è diverso solo l’uso che il soggetto ne fa! Seguimi e cercherò di spiegartelo con un breve racconto autobiografico.
Buon ascolto.
di Pietro Gavagnin
Prima di affrontare lo studio della Critica della Ragion Pratica di Kant è bene chiarire due punti che mi sembrano fondamentali e leggere la sua pagina conclusiva.
“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.”
(I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari, 1974, pagg. 197-198)
di Pietro Gavagnin
Maimon, pseud. di Salomon ben Josua, 1754-1800, giudica contraddittorio il concetto di “cosa in sé” e critica in particolare lo sviluppo datone da Reinhold. Supporre una cosa in sé come origine materiale delle rappresentazioni e una coscienza assoluta come principio della forma del conoscere significa ricadere nel dogmatismo.
da Enciclopedia Garzanti di Filosofia
di Pietro Gavagnin
Un punto di vista fondamentale del pensiero hegeliano è quello di intendere la verità non come Sostanza fissa e immutabile, ma come Soggetto, come Spirito, cioè come attività, processo, automovimento.
Per Hegel lo Spirito si autogenera, generando a un tempo la propria determinazione e superandola completamente: lo Spirito è infinito perché si attua e si realizza sempre come infinito che pone e insieme supera il finito.
REALE – ANTISERI, Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, Ed. La Scuola, Brescia