Archivio della Categoria 'Filosofia Classe quinta'

Memoria della mancanza

Venerdì 18 Aprile 2008

a cura di Ruggero Zanin e Pietro Gavagnin

da “Rivista Orale di Filosofie, arti e scienze” a cura di Nemus

La smemoratezza è caratteristica peculiare del nostro tempo, che nulla riesce a trattenere. Eppure questa è l’età che ha saputo costruire memorie artificiali capaci di conservare un numero pressoché infinito di dati.

Il vuoto, la mancanza di cui permane il ricordo, è per la memoria ciò che il silenzio è per la musica: la condizione stessa del suo essere.

 
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Nietzsche e il dionisiaco

Sabato 5 Aprile 2008

di Pietro Gavagnin 

Arrivato nella città più vicina, che sorgeva ai margini della foresta, Zarathustra vi trovò una gran folla radunata sulla piazza dei mercato: perché avevano detto che si sarebbe visto un uomo camminare sulla corda. E Zarathustra così parlò alla folla:

Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto voi per superarlo?
Tutti gli esseri hanno finora creato qualcosa al di sopra di se stessi: e voi volete essere il riflusso di questo grande flusso e tornare piuttosto all’animale che superare l’uomo?
Che cos’è la scimmia per l’uomo? Una risata o una dolorosa vergogna. E proprio ciò dev’essere l’uomo per il superuomo: una risata o una dolorosa vergogna.
Voi avete fatto la strada dal verme all’uomo, e molto c’è ancora in voi del verme. Una volta eravate scimmie, e ancora adesso l’uomo è più scimmia di qualunque scimmia.
Ma anche colui che è più saggio tra voi, non è che un dissidio, un essere ibrido fra la pianta e lo spettro. Ma vi ordino io di diventare spettri o piante?
Vedete, io vi insegno il superuomo!
Il superuomo è il senso della terra. La vostra volontà dica: sia il superuomo il senso della terra!
Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di speranze ultraterrene! Essi sono degli avvelenatori, che lo sappiano o no.
Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure!
da F. Nietzsche :Così parlò Zarathustra: Prefazione, §§3- 4; Della virtù che dona

 
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Il materialismo storico

Giovedì 20 Dicembre 2007

di Pietro Gavagnin

Un treno

 
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Schopenhauer

Domenica 16 Dicembre 2007

di Pietro Gavagnin 

(…)
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s’affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E’ la vita mortale.
(…)
O forse erra dal vero,
Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E’ funesto a chi nasce il dì natale. 

da G.LEOPARDI, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

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Hegel e l’infinito

Venerdì 14 Dicembre 2007

di Pietro Gavagnin

Un punto di vista fondamentale del pensiero hegeliano è quello di intendere la verità non come Sostanza fissa e immutabile, ma come Soggetto, come Spirito, cioè come attività, processo, automovimento.
Per Hegel lo Spirito si autogenera, generando a un tempo la propria determinazione e superandola completamente: lo Spirito è infinito perché si attua e si realizza sempre come infinito che pone e insieme supera il finito.
REALE - ANTISERI, Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, Ed. La Scuola, Brescia

 
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